
Da questa settimana riportiamo una sintesi della lettera enciclica MAGNIFICA HUMANITAS di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale per lasciarci guidare nella lettura di questo suo primo prezioso documento.
INTRODUZIONE – LE RES NOVAE DEL NOSTRO TEMPO. L’Introduzione di Magnifica Humanitas apre il documento con un’affermazione programmatica che orienta l’intera riflessione successiva. L’umanità è collocata di fronte a un bivio storico che non riguarda semplicemente il progresso tecnico, ma il senso stesso dello sviluppo e della convivenza umana. Il testo afferma infatti che «la magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città santa, dove Dio e l’umanità abitano insieme». Questa alternativa simbolica introduce fin dall’inizio il confronto tra una costruzione fondata sulla potenza e sull’autosufficienza e un cammino di responsabilità condivisa e comunione. Ogni generazione riceve il compito di dare forma al proprio tempo, ma su ogni epoca incombe il rischio di edificare un mondo disumano e più ingiusto. Il criterio decisivo per leggere questo passaggio storico è di natura antropologica e teologica: la comprensione dell’essere umano non può prescindere dall’Incarnazione, perché «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Senza questo riferimento, il progresso rischia di ridurre la persona a funzione, dato o prestazione. Le res novae del presente, cioè le grandi trasformazioni storiche che interpellano la coscienza cristiana, sono segnate dall’espansione accelerata della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e della robotica, che incidono in profondità sulle strutture sociali, sui processi decisionali e sull’immaginario collettivo. La tecnica è riconosciuta come dimensione autenticamente umana, radicata nella libertà e nella creatività, ma la sua potenza introduce una responsabilità nuova e inedita. A questo proposito il testo osserva che «mai prima d’ora l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa», evidenziando l’urgenza di orientare tale potere verso il bene comune. Le immagini bibliche di Babele e della ricostruzione di Gerusalemme offrono così la chiave di discernimento dell’intero documento: l’alternativa non è tra accettare o rifiutare la tecnologia, ma tra un uso che disgrega e uno che custodisce l’umano.
