Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero Lc 24,31
L’episodio, che ci viene descritto dall’evangelista Luca, dell’incontro del Risorto con i due discepoli di Emmaus è straordinariamente denso di significati teologici e spirituali. Esso si può definire come l’icona pittoresca della vita di ogni cristiano nel tempo della Chiesa, e quindi anche del cristiano del nostro tempo. L’esperienza di Emmaus ha il carattere di un cammino col Risorto mai concluso: denso di partenze e di ritorni, di racconto e di memoria, di cammino e di sosta, di delusione e di gioia, di luce e di chiaroscuro. Emmaus raccoglie, in una sintesi mirabile, gli ingredienti fondamentali della vita cristiana in un dinamismo vitale che si distende nel tempo e nello spazio della quotidianità. È un cammino guidato dall’ascolto “nuovo” delle Scritture e dallo “spezzare il pane”, che ripresenta il suo mistero di morte e di Risurrezione. Quando poi egli scompare dalla vista, lascia i discepoli con “il cuore che arde“.
È interessante annotare che Luca ci rivela il nome solo di uno dei due discepoli di Emmaus: Cleopa. Il nome dell’altro è rimasto ignoto. L’innominato sono io! Del resto, è proprio questa l’intenzione dell’evangelista: annunciare ai suoi destinatari le indicazioni essenziali su come sia possibile per ciascuno, anche per me, discepolo innominato, incontrare oggi il Risorto nella vita della Comunità cristiana.
Riconoscilo allo spezzare del Pane

