Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato Gv 10,9

Gesù Risorto è l’unico che sa dove condurci, l’unico che ci conosce più di quanto noi stessi ci conosciamo. È la voce che ci permette di riconoscere il pastore. È la Parola che vibra possente e vera in noi che ci permette di distinguere il vero pastore dai mercenari. Se la frequentiamo, se la amiamo, non possiamo sbagliare: è quella la Parola, l’unica, che ci aiuta a riconoscere il vero Pastore. Ci chiama per nome, per rassicurarci. Poi ci caccia, ci spinge fuori. Fuori dall’ovile, fuori dalle certezze incrollabili, dai nostri cammini spirituali definiti e statici, inossidabili e puri.

Al tempo di Gesù le pecore venivano radunate durante la notte e chiuse in un basso recinto fatto di pietre accatastate. A volte, ad aumentare un po’ la sicurezza, si aggiungeva una fila di rovi spinosi, in modo da impedire ai ladri e ai lupi di accedere e di fare scempio del gregge. Il recinto, normalmente, sorgeva nei pressi del villaggio e radunava le pietre di numerosi proprietari. A turno, poi, questi si alternavano per la veglia della notte: si ponevano nell’unica apertura del recinto di pietre e, seduti, con le gambe rannicchiate chiudevano il passaggio: diventavano loro stessi la “porta” del recinto. Impedivano così ai malintenzionati di avvicinarsi. Gesù è quel pastore che passa la notte a vegliare, accovacciato all’apertura del recinto di pietre, diventando egli stesso la porta che lascia passare solo chi ha a che fare con le pecore e tiene lontano i nemici, i briganti, i ladri. Fino a quando è lui a vegliare, fino a quando è lui il custode della porta del nostro cuore, non abbiamo nulla da temere.
Gesù è la porta
e sta sempre aperta