
«Quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”». (Luca 17, 10)
Per un saluto alla UP di Montecchio prendo spunto da quella frase che ho scelto come base il primo aprile 1978 giorno della mia consacrazione sacerdotale e che mi ha sostenuto in questi 48 anni di sacerdote. Una Parola che mi è stata Luce, Forza, Coraggio, Fede in Qualcuno che ha posto il palmo della mano sul mio capo e mi ha protetto nel cammino di prete tra le sette comunità affidatemi dal Vescovo in questi anni.
Ora, con il compimento del 75mo anno, è giunto anche al termine il settennio del mio servizio pastorale in UP di Montecchio. È tempo di salutare, prima di trasferirmi in compagnia di don Valentino Ghiotto, nella canonica di Marola di Torri di Quartesolo a servizio del piccolo santuario della “Beata Mamma Rosa”. Lascio l’UP di Montecchio con il cuore colmo di gratitudine verso Dio, padrone del tempo e delle circostanze, per avermi dato l’opportunità di svolgere una parte del mio ministero in questa bella città. È risaputo l’impegnativo compito di “IMBASTIRE” il tessuto di tre parrocchie nella nuova veste di Unità Pastorale. È il cammino Sinodale della nostra Chiesa Vicentina, che con il filo della Fede e la guida della Diocesi ci sforziamo di realizzare. Ecco, di questo progetto e servizio, ringrazio il Signore: «Quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”».
Voglio salutare alla luce della parola del Signore Gesù tutti gli amici di san Pietro, San Vitale e san Paolo per aver condiviso con voi un pezzo di strada della nostra UP.
Un grazie di cuore ai confratelli collaboratori: don Paolo, Don Romano, don Guerrino e il diacono Don Pio Claudio: insieme a loro, giorno dopo giorno, con pazienza a imbastire sogni e attività, e con loro il CPU e il CPAEU, e tutti i generosi collaboratori volontari del quotidiano. Doveroso un grazie alle Amministrazioni Comunali, ai sindaci Trapula e Parise per la leale e sincera collaborazione per il bene del Paese. È stato bellissimo e conoscervi un vero piacere! Vi porterò nel cuore. In questi anni, che sono volati via, ci sono stati momenti belli che rimarranno impressi nella mia memoria, e momenti problematici da ricordare per migliorare. Essere servi inutili non significa essere dei buoni a nulla, ma vuol dire che non siamo insostituibili; facciamo solo ciò che dobbiamo e possiamo fare. Con questa coscienza ho svolto il mio lavoro come pastore, un lavoro che spero sia percepito come base e campo largo per una più forte UNITA’ PASTORALE tessuta dai nuovi giovani e preparati sacerdoti che saranno accolti la settimana prossima: Don Luigi, Don Stefano, don Enrico che ringrazio per la loro presenza. Il tempo trascorso a Montecchio è solo una piccola parte di una lunga e interminabile giornata di lavoro, come per il servo o lo schiavo della parabola di Gesù, il quale una volta tornato a casa dopo una giornata nei campi o a badare alle pecore del padrone, deve mettersi a preparare la cena e servire il suo padrone. Mi è stato insegnato, quando ero in Seminario, che il servizio pastorale non ha orari, richiede solo disponibilità.
Come servi inutili, senza mai considerarci indispensabili, semplici collaboratori pastorali nelle UP di Torri e Grumolo, abbiamo il privilegio di lavorare ancora nella vigna del Signore, che non pregiudica le qualità dei suoi servi, ma si fida di noi e ci dà la forza e la capacità di servire per la sua gloria, per il bene dei nostri simili e per la nostra stessa gioia.
Un fraterno saluto, e buon cammino a tutte e tutti!
Don Giuseppe
